Fiamma Nirenstein Blog

Gli arabi ancora non demordono

venerdì 1 aprile 2005 Diario di Shalom 0 commenti
I 22 Stati che compongono la Lega Araba non capiscono che anche il loro mondo sta cambiando

Si poteva davvero pensare che il summit della Lega Araba di Algeri tenutosi nella penultima settimana di marzo sarebbe stato finalmente una bella sorpresa per tutto il mondo, e in particolare per Israele. Per tutto il mondo: dopo il voto iracheno e dopo la rivoluzione libanese che dimostra quanto la gente, nel mondo arabo, aneli alla libertà,dopo le recenti dimostrazioni in Egitto e in Siria e i segnali di modernizzazione provenienti sia dall'Arabia Saudita che da vari Stati del Golfo, dopo la significativa visita del giovane re Abdullah da George W. Bush, dopo la vittoria di Abu Mazen e lo sgombero di alcune città palestinesi da parte del Primo ministro israeliano Ariel Sharon che si avvia a lasciare anche Gaza... santo cielo, che altro avrebbe dovuto vedere, che altro ci si aspetta da parte della Lega Araba perché i 22 Stati che essa raccoglie diano un segno significativo di aver capito che il mondo cambia?

Questo non è avvenuto purtroppo, e invece si comprende dal suo svolgimento un fatto nuovo e piuttosto triste: il vecchio rifiuto antisraeliano, che si è sempre più colorato di antisemitismo (vignette mostruose sulle prime pagine dei giornali ufficiali di tutti i Paesi arabi, ristampe ossessive in arabo dei Protocolli dei Savi di Sion e libretti dell'ex ministro siriano Mustafa Tlass sull'uso rituale del sangue da parte degli ebrei e quant'altro, invocazioni dalle Moschee a "uccidere gli ebrei dovunque si trovino") rischia di diventare la benzina delle forze antidemocratiche nel mondo arabo, e una ben efficiente benzina, dal momento che il rifornimento è facile e automatico sui media, nelle scuole, nell'ideologia shahidistica delle moschee.

Così, sia nell'istituzione araba per eccellenza, la Lega, sia in altre situazioni, si nota che la violenza antisraeliana è collegata a forme di rifiuto delle nuove realtà che tendono alla democratizzazione.
La Lega ha parlato chiaro fin dalle parole di benvenuto del Presidente algerino Abdelazis Bouteflika, ringraziando la Siria, il Paese che i democratici libanesi sognano di vedere finalmente fuori dai loro confini, per "avere mantenuto la pace in Libano". Inoltre ha anche aggiunto che ciò che viene chiamato "terrorismo islamico" è un frutto dell'arroganza culturale dell'Occidente. E in parallelo Bouteflika, in cooperazione con Amr Moussa, l'ormai stagionato segretario egiziano della Lega, si è dato da fare a respingere con disprezzo la proposta del re di Giordania Abdullah per una normalizzazione dei rapporti con lo Stato d'Israele prima del ritiro da Gaza.

Il suo scopo, ha spiegato il sovrano,è spingere Israele a ulteriori concessioni e intanto dare un segnale di comprensione che il medio oriente sta cambiando verso la democrazia: è stato trattato da pazzo e da traditore, tanto che ha deciso di non presentarsi ad Algeri. Intanto, Amr Mussa e gli altri approvavano di nuovo il piano di pace dei Sauditi del 2002: l'improbabile ritiro ai confini del 1967, e il diritto al ritorno dei profughi dentro i confini di Israele (sia pure concordato), ovvero quella rinuncia al carattere ebraico dello Stato, che Israele certo non può cedere. Non pochi leader arabi hanno aggiunto che riconoscere Israele è una resa ai disegni imperialistici americani: anche la democratizzazione in corso è vista dai tiranni come un'orribile importazione americana, addirittura come una violazione della cultura mediorientale.

Non si può fare a meno di riflettere su altri episodi nel mondo arabo che dimostrano quanto le forze reazionarie possano utilizzare l'arma antisraeliana per combattere la democrazia che fiorisce nella zona. in Iraq l'episodio più atroce, in Libano quello più grottesco. Il primo: Mithal Alusi uno dei più antichi oppositori di Saddam Hussein nel nuovo clima di libertà ha compiuto una visita in Israele il 12 dicembre dell'anno scorso. Un segnale di amicizia dopo i tanti missili di Saddam su Tel Aviv e i 25mila dollari a testa per le famiglie dei terroristi suicidi. L'8 del mese scorso in un agguato le pallottole dei "resistenti" hanno ucciso i suoi due figli Ayman di di trent'anni che lascia tre bambini e Jamal di 22.

L'episodio grottesco: mentre le piazze sono piene di folla che desidera una vita libera e pacifica, il Libano si è ritirato dalla gara canora dell'Eurovisione che avrà luogo a Kiev il 19 e il 20 di maggio. Perché? perché partecipa anche Israele. Il capo di Telelibano, Ibrahim Khouri, ha confermato la decisione di ritirarsi scusandosi perché ancora quando aveva accettato, non era consapevole della partecipazione dello Stato Ebraico. Interpretando questa osservazione come una parabola, potremmo sostenere che prima i Paesi arabi in evoluzione si renderanno conto che Israele è una presenza, un'esistenza, un partecipante nell'area, prima la benzina ideologica che rifornisce i loro dittatori si esaurirà.

 Lascia il tuo commento

Per offrirti un servizio migliore fiammanirenstein.com utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l'uso dei cookies.