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Gentilissima,

sabato 2 marzo 2019 Il Giornale 0 commenti
Gentilissima,

mio padre Alberto-Aron era polacco ed era anche un importante storico della Shoah, la nostra famiglia di Baranov è stata per la gran parte sterminata nella Shoah; abbiamo dedicato molto pensiero all'argomento, e anche all'inveterato affetto di mio padre per la Polonia e i polacchi. Io a mia volta ho sempre ritenuto importante l' amicizia odierna, anche se punteggiata da inevitabili discussioni, fra Israele e la Polonia. La sua lettera ha un atteggiamento categorico ingiustificabile per come nella realtà storica sono andate le cose e rispetto al mio articolo: mi sembra, anzi, che il mio pezzo non sia stato letto con attenzione. I polacchi hanno combattuto i nazisti con grande coraggio e valore e con una perdita umana gigantesca, si parla di 2 milioni e mezzo di cittadini. Nessuno, tantomeno io, li assimila al loro crudele occupante nazista, tantomeno  attribuisco l'idea o la realizzazione dei campi di sterminio ai polacchi: i campi erano nazisti, non polacchi, proprio come dice la vostra nuova legge che punisce chi afferma il contrario. E non ho mai pensato o scritto il contrario. La responsabilità della Shoah è nazista.

Dopo aver detto questo, mi sembra dannoso e persino ridicolo dimenticare le responsabilità dei polacchi. Non dico dello Stato, né di tutti i polacchi ma certo di un alto numero fra di loro, nei confronti dello sterminio degli ebrei. Quando dico "volenterosi testimoni", chi può dimenticare nel film di Lantzmann "Shoah" la scena dei polacchi lungo la ferrovia che fanno agli ebrei rinchiusi nei vagoni della morte il segno del taglio della gola? Gli ebrei polacchi, 3 milioni di persone, sono stati deportati e uccisi per il 90 per cento e sia onore al merito anche della solitudine e il pericolo in cui agirono quegli eroi, che i tedeschi uccisero 50mila polacchi per aver aiutato gli ebrei a nascondersi.  Sono, appunto, eroi da ricordare, mentre un notevolissimo numero di polacchi, per quanto anti nazisti, collaborò o assistette con indifferenza alla distruzione del popolo ebraico. La bibliografia sull'argomento è infinita, ci vorrebbe tutto Il Giornale per elencarla. Accadde anche in altri Paesi europei? Sì, certo, ma non conosco episodi come quelli dei mostruosi pogrom gestiti in proprio dai polacchi, come quello di Jedwabne nel 1941 e quello particolarmente orrido perché compiuto sui sopravvissuti di Kielce il 4 luglio del 1946. Quando mio padre tornò a Baranov dopo la guerra andò, come in pellegrinaggio, a vedere che fine aveva fatto la sua casa, la bottega del suo babbo, il mio nonno Jossef, assassinato con la moglie, il figlio Moshe e quattro bambine a Sobibor: la casa era occupata da chi se n'era impossessato. Il babbo fu approcciato da una compagnia di uomini che in atteggiamento più che minaccioso lo invitarono ad andarsene prima che calasse la sera, pena non raggiungere le luci dell'alba.

Questo non ha tuttavia spogliato mio padre del suo amore per la Polonia, i suoi boschi, il suo spirito poetico, le sue canzoni che sono le prime che mi sono sentita cantare. Con questo spirito di conciliazione, prego i signori dell'ambasciata polacca di accettare le responsabilità storiche del loro popolo, che non vuol dire collaborazionismo coi nazisti, ma antisemitismo originario. L'Italia per esempio accetta le proprie colpe rispetto alle leggi razziali e al compiacente atteggiamento del suo popolo al tempo del Fascismo.

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