Diritti umani: un concetto relativo
mercoledì 1 dicembre 2004 Diario di Shalom 0 commenti
Nella mente di ciascuno di noi l'ONU è sempre stata una luce, un faro, e non potrebbe essere diversamente: l'ONU, nata dopo la seconda guerra mondiale, aveva proprio lo scopo di difendere il mondo da eventi spaventosi come quello appena attraversato dal popolo ebraico, la Shoah, da altri tentativi di imporre una cieca furia di dominio come quella nazista. La determinazione contenuta nella Dichiarazione dei diritti dell'Uomo del 1948 di superare "la violazione e il disprezzo per i diritti umani... e gli atti barbarici che hanno oltraggiato la coscienza del genere umano" parlano innazitutto di noi, del popolo ebraico e delle persecuzioni da esso subite. Ma proprio gli ebrei, e soprattutto lo Stato degli ebrei, Israele, hanno subito dall'ONU un trattamento paradossale, che la settimana scorsa ha avuto la sua ennesima conferma. Qualcuno avrà letto con un certo sollievo sui giornali che nella penultima settimana di novembre, per la prima volta nella storia, una risoluzione di condanna dell'antisemitismo è stata finalmente votata. Dico finalmente, perché, anche se l'ONU è nata sulle ceneri della Shoah, sin dal 1959 quando riunì la commissione dei Diritti umani dopo che avevano avuto luogo in 40 paesi 2000 episodi di aggressione antiebraica, questa organizzazione non ha mai voluto condannare l'antisemtismo: al posto della risoluzione presentata, che condannava gli episodi da poco avvenuti, ne fu stilata una neutrale e distaccata, su "Antisemitismo e altre forme di pregiudizio razziale e di intolleranza religiosa di natura simile". E prima di raggiungere l'assemblea generale, il termine "antisemitismo" era scomparso. Scomparso per sempre, fino ad oggi. A che pro tenerlo? Non era già da considerarsi insito nelle varie e simili forme di discriminazione? Questo ragionamento capzioso e miserabile intellettualmente è stato reiterato mille volte, talora rifiutando di affrontare il problema dell'antisemitismo nell'ambito del razzismo perché si tratta di un problema religioso, talora rifiutando di parlarne nell'ambito dei problemi religiosi perché si tratta di un problema di razzismo.
Adesso, è successa di nuovo quasi la stessa cosa: con tutto quello che è successo in Europa negli ultimi quattro anni (omicidi, minacce, incendi delle sinagoghe, distruzione di tombe, danni alle persone e alle cose, discriminazioni patenti nell'ambito scolastico, del lavoro, delle università, incitamento all'odio e al terrorismo contro gli ebrei, blood libel, teorie del complotto, caricature, criminalizzazione sfrenata di Israele), pure l'ONU si nasconde ancora, e di nuovo rinuncia a difendere i diritti umani facendosi complice di chi li offende: nella risoluzione dell'Assemblea Generale non solo non si scorge nessuna connessione esplicita dell'antisemitismo odierno con la demonizzazione dello Stato d'Israele, ma l'ammissione dell'esistenza di un attuale problema di antisemitismo è contenuta in un paragrafo che si riferisce a tutte le discriminazioni contro questa o quella religione, in un generico riferimento all'intolleranza religiosa. Anne Bayefsky, una studiosa eminente dei problemi dell'ONU, fa notare che subito prima di votare contro una risoluzione di preoccupazione per l'antisemitismo, gli stessi Paesi che hanno impedito di far passare una vera mozione contro l'antisemitismo, avevano impedito di far passare la richiesta ai governi di tutto il mondo "di assicurare una effettiva protezione al diritto alla vita... e di investigare i delitti commessi per qualsiasi ragione di discriminazione, incluso l'orientamento sessuale".
L'antisemitismo e l'assassinio a sfondo sessuale (tradimenti, omosessualità, lesione del concetto di onore familiare) sono dunque legittimi, fa notare la professoressa Bayefsky, per 56 membri della Organizzazione della Conferenza Islamica che siedono all'ONU. Di nuovo qui l'ONU alla fine sta con gli aggressori, gli assassini di donne e di omosessuali, e non con le vittime. Di nuovo, l'ONU sdogana per razionale e democratica una posizione che dovrebbe ripugnare a ogni essere umano sensato, e comunque a chiunque si attenga ai principi fondamentali dell'ONU stessa. Eppure questi paesi non pagano nessuna sanzione neppure all'opinione pubblica mondiale, e il motivo è che gli altri Paesi, ovvero noi stessi, noi europei, ci tiriamo indietro di fronte alla verità per paura di violare quell'equilibrio che non ci importa di far pagare alle vittime.
La possibilità di avere finalmente all'ONU una risoluzione dell'Assemblea Generale sull'antisemitismo era stata lungamente vagliata, ci racconta la Bayefsky da dentro gli uffici del Palazzo di Vetro, dove è sempre stata un'intellettuale e un'attivista leader nel campo dei diritti umani di ogni latitudine e genere. All'inizio il gruppo propositore era partito in quarta con l'idea di cercare di elaborare una risoluzione completa, in cui si esaminassero le nuove forme di antisemtisimo. Nessuno ha accettato di presentare un simile documento. La Comunità europea era il primo candidato, sulle tracce della risoluzione della conferenza dell'OCSE a Berlino, che si pronunciava sui risvolti internazionali dell'antisemitismo odierno "inclusi quelli in Israele o altrove in Medio Oriente". Insomma, la parola "Israele" nell'ambito del tema "antisemitismo" c'era, e l'Europa non se l'è sentita. La pressione dei Paesi dell'ex blocco sovietico e non allineato è sempre là, ed è molto potente. Sembrava dunque che la Germania potesse presentare la mozione, ma poi, riflettendo sul suo intenso desiderio di essere parte del Consiglio di Sicurezza, ha capito che certo la mozione non gli avrebbe fatto gioco, e si è tirata indietro. Quando sono iniziate le trattative sulla risoluzione, la parola islamofobia,è stata preposta a antisemitismo eludendo l'ordine alfabetico. Il riferimento a Berlino che osava parlare di Israele è stato cassato, e si è tornati al solito buon vecchio atteggiamento dell'ONU verso Israele: quello per cui la Commissione per i diritti umani ha dedicato due terzi delle sue risoluzioni a Israele, ignorando la Cina, e tutti i paesi arabi e altri paesi ancora dove si vive sognando i diritti civili; quello per cui l'Alta Corte dell'Aja ha dichiarato che il recinto di sicurezza che di fatto difende Israele dal terrorismo (con ottimi risultati) è invece una forma di razzismo; quello per cui nell'ultimo autunno sono passate nell'Assemblea Generale 20 risoluzioni antisraeliane. Quello in cui di nuovo (è sempre Bayefsky la nostra fonte) una conferenza di NGO sponsorizzata dall'ONU ha iniziato lo studio di come "distruggere gli sterili paradigmi dell'autodifesa di Israele" per promuovere il boicottaggio sportivo, culturale e economico del Paese... Insomma l'ONU propone una continua, defatigante riedizione della Conferenza di Durban del 2001 quando una grandiosa Conferenza dell'ONU contro il razzismo si trasformò in una conferenza razzista contro Israele. I diritti umani sono l'ultima delle preoccupazioni delle Nazioni Unite, e anzi, potremmo dire che esse proteggono chi li viola.
Il 24 novembre, racconta Anne Bayefsky, l'assemblea generale dell'ONU non riusciva a far passare dure prese di posizione sul Sudan e sullo Zimbabwe, mentre là accanto passavano nove risoluzioni di condanna di Israele. Che deve pensare il cittadino di un Paese democratico che fa parte dell'ONU, che crede nell'ONU, che crede che la legalità internazionale debba essere monitorata e gestita da un organismo frutto del consenso su alcuni principi fondamentali? Personalmente, quello che penso è che non sia più il caso di aspettarsi che questa oggi sia la vera funzione delle Nazioni Unite, e che le regole del suo funzionamento vadano riviste e impugnate.
