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Dilemma Chalabi: pupazzo degli Usa o paladino?

giovedì 24 aprile 2003 Panorama 0 commenti
Quando si parla di Ahmed Chalabi, il leader sciita che dopo decenni di esilio è tornato a casa con 700 iracheni decisi a lottare per il proprio destino a fianco dell’esercito americano e che potrebbe diventare il leader unitario della ricostruzione, c’è qualcuno che dice una battuta molto intelligente e ammiccante: Chalabi, dicono gli astuti, non è un vero leader, è un bancarottiere ridipinto con una vernice politica, un pupazzo di Dick Cheney e di Paul Wolfowitz, i neoconservatori americani, mentre il dipar timento di Stato e la Cia non lo possono soffrire. Le mie impressioni sono piuttosto ricavate da una serie di incontri- interviste nel corso degli anni, in cui ho visto sempre un personaggio molto determinato, appassionatamente immerso nei problemi dell’Iraq; in generale, ciò che è evidente dalla biografia di Chalabi è molto lontano dalla versione che circola. Si tratta di un matematico con una carriera accademica sacrificata, di una famiglia di banchieri la cui fortuna è stata in gran parte spesa per la causa, e del fondatore dell’unica formazione democratica irachena unitaria, l’Iraqi national congress. Una creatura americana? No, l’Inc ha avuto la sua base principale nel nord Iraq, non a Washington, dal ’92 al ’96. L’Inc fu cacciato via con la violenza solo quando Saddam mandò 40 mila uomini per far fuori l’opposizione. In esilio, l’Inc, nonostante la leadership sciita, è riuscito a formare un gruppo unitario in cui hanno discusso per anni sul futuro iracheno sunniti, curdi e altre formazioni tribali e locali. Con grande sorpresa del dipar timento di Stato, molti sunniti sostengono l’Inc. Chalabi è un laico convinto che solo un corpo di leggi in una struttura democratica garantisca il futuro dell’Iraq. Però ha anche un dna totalmente orientale, con radici ben piantate in Iraq. La sua impostazione me l’ha espressa pochi giorni fa al telefono, da Nassiriya: «Gli americani non hanno parte in un governo futuro. Gli alleati devono solo aiutare a mettere le cose sui binari giusti». Ultimo punto, ma non meno importante: il processo per bancarotta che ha coinvolto Chalabi in Giordania, per la latitudine a cui si è svolto, ai confini delle prepotenze di Saddam (lo dice un ufficiale giordano), ha le caratteristiche per sembrare un atto politico. In altre parole, può essere un’operazione artefatta per screditare un uomo che potrebbe destabilizzare il sistema tirannico che domina il mondo arabo.

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