Fiamma Nirenstein Blog

Denaro pubblico per diffamare l’unica democrazia del Medio Oriente

martedì 1 dicembre 2009 Diario di Shalom 0 commenti

Shalom, dicembre 2009

Alcuni governi europei, come Svezia, Norvegia e Svizzera, finanziano ONG che alimentano l’odio contro Israele.

di Fiamma Nirenstein

Quante volte capita che i giornali citino, per biasimare Israele e accusarlo della peggiori colpe, una fonte israeliana: basta dire, per esempio, che l’ha detto il giornale Ha’aretz, oppure uno scrittore famoso, oppure, e soprattutto, che lo prova un’accurata indagine di qualche associazione umanitaria israeliana, qualche testimone segreto ma israeliano… e subito Israele si trasforma in razzista, criminale di guerra, violatore dei più elementari diritti umani, comparabile al Sud Africa dell’apartheid o ai peggiori stati colonialisti del secolo scorso. Eppure se si guarda alla fonte delle informazioni che viene citata come oro colato proprio perché israeliana, si vede che la stragrande maggioranza di queste fonti, e lo scopre in particolare Gerald Steinberg e la sua benemerita organizzazione NGO Watch, sono finanziate e sorrette da fondi europei.

Dunque, prima di tutto, per capire dov’è la radice dell’informazione antisraeliana, bisogna guardare all’Europa. Le organizzazioni israeliane più famose per l’indice implacabilmente puntato contro il loro Paese come “B’Tzelem”, “Medici per i diritti umani- Israel”, “il centro Hamoked per la Difesa”, si definiscono non governativi, ma invece sono finanziati da governi. Governi europei, riporta Steinberg. Queste organizzazioni pagano, con i nostri soldi, grandi annunci pubblicitari sui giornali, come quelli recentissimi del 20esimo anniversario di B’Tselem; pagano le parcelle di avvocati in dozzine di casi portati alla Corte Suprema per questioni legate alla barriera di sicurezza, per il trattamento di terroristi palestinesi; pagano gli incontri della Conferenza di Ginevra e le sue pubblicazioni; finanziano l’elaborazione di una valanga di prese di posizioni portate alle Nazioni Unite per ottenere la condanna di Israele. E proprio la natura “disinteressata” ed “equanime” delle NGO (Organizzazioni non governative, ndr.) è quella che conferisce loro importanza nelle organizzazioni internazionali.

La parola “pace”, di cui si fregiano come di un abito di loro proprietà, le legittima anche quando ignorano i tiranni e accusano la democrazia. Dice Steinberg che, anche se i fondi stranieri vengono definiti di “supporto alla società civile”, di fatto invece sono forniti direttamente dal governo svedese e da altri quindici governi (fra cui Norvegia e Svizzera) e indirettamente da molte organizzazione anche esse finanziate dai governi. Insomma, il denaro dei cittadini europei pagato attraverso le tasse, finisce ad organizzazioni il cui unico scopo è quello di diffamare una democrazia che purtroppo non fa nulla per impedirlo. Le questioni sociali non c’entrano niente: le organizzazioni sovvenzionate cercano proprio di minare la sovranità israeliana e di sovvertirne le leggi e irrompono con la forza del denaro europeo nel mercato delle idee israeliane. Chiunque dell’estero cercasse di manipolare così il mercato delle idee italiane o francesi certo verrebbe preso per pazzo o per prepotente e respinto.

Ma in Israele il dissenso organizzato dall’estero viene sdoganato e diventa sulla nostra stampa “di provenienza israeliana”. Nel 2007 il documento dell’associazione Adalah “Costituzione democratica” spiega che bisogna abolire la legge del ritorno; la “dichiarazione di Haifa” di Mada al Carmel, con il logo Europeo, chiama a “modificare la definizione dello Stato di Israele non chiamandolo più Stato Ebraico” e accusa Israele di “sfruttare l’Olocausto a spese del popolo palestinese”. Nel rapporto Goldstone, presentato all’ONU sulla guerra a Gaza che demonizza Israele e assolve Hamas, i testimoni sentiti nella grande maggioranza dei casi sono NGO finanziate dall’Europa di cui molti coinvolti in boicottaggi, campagne di sanzioni e di diffamazione. La coalizione delle “Donne per la pace” che riceve fondi europei, opera l’Web State di disinvestimento “Who Profits?” che denuncia corporazioni israeliane e internazionali “coinvolte nell’occupazione”.

Il sito ha svolto un ruolo centrale in una furiosa campagna norvegese e adesso in quella, agli inizi, in Inghilterra. La famosa organizzazione “Breaking the silence” che su tutta la stampa italiana è stata presentata come un gruppo di soldati pronti a denunciare gli abusi dell’esercito, è finanziata in Europa, e di fatto serve a lanciare a Israele accuse di crimini di guerra.

Un articolo di Sherry Mandell sul Jerusalem Post racconta di un recente festival di musica e teatro nella Città Vecchia a Gerusalemme dove un giornalista dello stesso quotidiano, Gil Zohar, non è stato ammesso come spettatore perché israeliano: il festival è finanziato dall’Unione Europea attraverso dodici attivisti olandesi dell’organizzazione di carità Cordaid e da un centro euro mediterraneo di dialogo fra le culture. Siamo abituati a questo dialogo fra le culture. L’unica possibilità che abbiamo come cittadini europei è chiedere a gran voce dove vanno a finire esattamente i nostri soldi, senza accontentarci di parole vuote come pace, carità, solidarietà, ma garantendo una destinazione del denaro che non si risolva in subdole azioni antisraeliane. Di quelle che invece alcuni dei governo europei non disdegnano.

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