Fiamma Nirenstein Blog

Dalla teoria alla pratica

lunedì 1 ottobre 2001 Diario di Shalom 0 commenti
Dopo che i terroristi islamici hanno seminato morte e distruzione nel cuore degli Stati Uniti, non posso fare a meno di tornare con la mente all'esperienza di Durban, dove ho sperimentato l'angoscia del retroterra teorico di quello che, nella pratica, è poi accaduto a New York e a Washington: in Africa ho visto il sincretismo dell'ideologia della Guerra Fredda con quella arabo-islamista; ho visto il fallimento della "società civile", le cui organizzazioni non governative (ONG) esistevano, proprio come ai tempi dell'URSS, solo a patto di pagare il loro pedaggio alla ideologia dominante dell'ONU. Nonostante la debole opposizione dei Paesi Occidentali, contro gli Stati Uniti che avevano fatto con Israele la scelta più ragionevole: andarsene dalla pazza folla. Tornavo a Tel Aviv da Durban pochi giorni or sono: sull'aereo che durante la notte mi riportava in Israele, restavo in un dormiveglia intriso di angoscia. Pensavo agli ebrei che giravano con le targhette di riconoscimento rovesciate e si toglievano la kippà per non essere assaliti; alle riunioni delle ONG dominate dai palestinesi trasformate in tribunali per supposti crimini contro l'umanità, da cui gli ebrei sono stati spesso estromessi e tacitati con la forza; come sintomi di ubriachezza o di malattia, mi balenavano gli incredibili contenuti dei documenti preparatori che sostenevano che l'America è la causa dei mali di tutto il mondo e Israele è uno stato razzista, un Paese di apartheid. Il consesso internazionale veniva chiamato durante la conferenza sul razzismo a pronunciarsi per una condanna totale degli ebrei e di Israele, a dichiarare illegittima la sua esistenza. E ad addossare agli Stati Uniti le colpe di fondo dell'oppressione dell'umanità, della schiavitù, dell'arretratezza. E non si facciano errori: le ONG, nonostante la lotta strenua di alcuni coraggiosi (fra cui gli italiani devono conoscere il nome di Massimo Pieri e del suo gruppo di ragazze e ragazzi infaticabili) hanno prodotto il peggiore di tutti i documenti possibili, chiamando la "società civile" mondiale, dai maja ai tibetani a tutti gli oppressi dal razzismo, a fare loro la lotta contro Israele come fosse una lotta etica, di diritti civili, ad avventarsi contro Israele e a condannare gli USA. E' vero, molti gruppi etnici e culturali lamentavano il "sequestro" della Conferenza da parte palestinese, ma gli stessi (salvo pochissimi) prima di parlare dei propri diritti calpestati si affrettavano a porgere un tributo alle sofferenze del popolo palestinese, terribili sofferenze inflitte senza tregua dagli ebrei, un popolo terribilmente criminale, assassino, genocida, sostenuto dagli americani: questo era il prezzo da pagare al politically correct del linguaggio globalizzato di sinistra, cui nell'assemblea della Conferenza hanno dato voce Fidel Castro e Arafat con accenti d'odio. Tracce più o meno potenti di questo odio si potevano trovare in quasi ogni intervento dei leader africani e mediorentali. E il documento finale, frutto di grandi scontri con i Paesi del Terzo Mondo, non è affatto, come si è voluto ripetere in maniera consolatoria e compromissoria, un buon documento: basti pensare che l'Olocausto e l'antisemitismo, lungi dall'essere indicati come le peggiori espressioni del razzismo nel documento dedicato a questo, sono confinate esclusivamente nella parte dedicata al Medio Oriente. Basti pensare che l'unica parte che parli di un conflitto politico è quella sul Medio Oriente. E che la piattaforma di Arafat, ovvero il "diritto al ritorno" e la "commissione internazionale" sono nella risoluzione di una Conferenza sul razzismo! Tornata in Israele, lo stesso giorno ci sono stati quattro attentati, di cui due suicidi, con cinque morti. E poi, l'immenso disastro americano. Per chi ha visto Durban, la connessione fra la dimensione teorica di quell'evento e la pratica omicida di questo, è evidente: l'odio antiamericano che si condensa nell'odio contro Israele si nutre infatti non certo del conflitto territoriale mediorientale, ma dell'idea base che esistano delle forze del Bene e delle forze del Male, in cui il Male è tutto identificato con l'avidità, la corruzione, la indegnità dell'Occidente. La maggior parte dei leader del Terzo Mondo hanno applaudito deliranti interventi sulle colpe americane e di Israele, il colonialismo, l'imperialismo, il razzismo, lo sfruttamento, la criminalità, in cui (e qui sta il punto) il pastone ideologico della Guerra Fredda, il vittimismo-trionfalismo della sinistra dei tempi della Guerra Fredda, si trasformava, era la stessa cosa del vittimismo trionfalismo dell'Islam estremo (sperando che quello moderato si faccia vivo, condanni, dica - prima o poi - qualcosa). L'antiamericanismo che si compendia nell'idea che l'Occidente sia il corruttore della natura buona dell'uomo, che occupi ciò che non gli appartiene, che il consumo lo renda feroce, che debba giungere un giorno il regno del Bene sgominando senza pietà il nemico, hanno traslocato nella battaglia islamista-antimperialista che ha poi creato il disastro di New York. La chiave "Israele" è là dai tempi della Guerra Fredda, appunto: il nemico sionista, l'aggressore colonialista, il razzista persecutore, è la bandierina che segnala la nuova divisione del mondo in blocchi, e da cui è nato l'attacco alle Twin Towers e al Pentagono. E da cui nasce ogni giorno, parimenti, l'attacco alle discoteche, alle strade, ai ristoranti in Israele. Che cosa doveva fare negli anni Settanta una conferenza contro il razzismo se non indicare i colpevoli in Americani e Israeliani? E che deve fare oggi? Lo stesso. Se si guarda la collezione di scritti e dichiarazioni che riguardano l'America e Israele ben prima dell'amministrazione Bush e di questa Intifada, si capisce che né la politica Americana, né lo scontro attuale sono cause dell'incontenibile odio che porta al terrorismo suicida, quale che ne sia la dimensione. Scriveva Al hajatt Al Jadida, il giornale dell'Autonomia palestinese: "La storia non ricorderà gli USA, ma ricorderà l'Iraq, culla delle civiltà, e la Palestina, culla delle religioni. Dall'altra parte, gli assassini dell'umanità, i creatori della cultura barbara e vampiri delle nazioni sono destinati alla morte". E quindi si scrive in altra parte del giornale: "la Casa Bianca deve diventare nera".

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