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Dalla giovinezza a Siena al recupero di Beethoven: si racconta il mae stro che inizia la tournee in Italia ZUBIN MEHTA Pace, amore e sinfonia

mercoledì 29 luglio 1998 La Stampa 0 commenti
TEL AVIV ZUBIN Mehta, alla vigilia della sua tournee in Italia che comincia a Siena il 4 agosto, è ancora più allegro del solito. Un'allegria regale, che dà un segno energetico a tutta l'orchestra filarmonica di Tel Aviv di cui è direttore da 25 anni e per la vita; tutti i musicisti, fra i migliori del mondo, sentono che nell'auditorium dell'Ehal Ha Tarbut, il grande teatro nel cuore della città , da anni si celebra insieme alla grande musica anche un rito propiziatorio per la vita. Lo stesso rito che ebbe inizio quando, durante il fascismo in Italia, Toscanini venne su una nave a dirigere il gruppo allora ai suoi primordi per aiutare il giovane insediamento ebraico a rafforzarsi. Zubin Mehta è su questa stessa lunghezza d'onda, ed è nel sogno, nell'ideale, che nasce l'intreccio fra Israele e questo indiano dalla pelle scura e dagli occhi obliqui. Chi scrive ricorda un'intervista in un albergo sulla spiaggia di Tel Aviv quando, durante la guerra del Golfo, cadevano le bombe di Saddam Hussein. Suonò la sirena, ed il Maestro invece di correre come tutti verso il rifugio corse, trascinando anche la cronista, verso la terrazza. Voleva vedere i missili, visto, spiegò , che in Israele era venuto di corsa da tanto lontano appena aveva saputo della guerra. Era venuto per dare la sua solidarietà , come durante tante emergenze, e conservava intera, però , più che il senso del dramma, una grande curiosità . La sera, al Teatro diresse la sua orchestra in un grande concerto di solidarietà fuori programma, e quando la sirena lanciò il suo avvertimento, l'orchestra seguitò a suonare davanti a un pubblico che senza dare nessun segno di paura, indossò silenziosamente le maschere. Maestro, nonostante lei par ta lasciando il suo grande amore, Israele, la vedo molto contento di dirigersi in Ita lia... "Per me l'Italia è una patria musicale ed un'ispirazione vitale di cui non posso fare a meno. Diciamo: Israele ha bisogno di me, è un vulcano ancora in formazione, una terra in continuo sommovimento. Invece, per quel che riguarda l'Italia sono io ad averne bisogno, a dovermene abbeverare. Quando vi soggiorno, riempio la mia anima. La riempio con ciò che vedo, anche con ciò che mangio, e con quello che sento. Infatti sono direttore del Maggio Musicale Fiorentino già da tempo, il 6 settembre sarò di nuovo a Firenze, a gennaio prossimo ancora. E a settembre dirigerò Turandot con l'orchestra del Maggio a Pechino... Insomma, mi faccio parte diligente e ambasciatore della cultura italiana, e ciò mi piace e mi fa bene...". Questa tournee ha tre tappe... "Sì , attraverseremo tre festival. A Siena il 3 suoneremo Mahler; a Taormina il 6, la Sesta e la Settima di Beethoven, e infine l'8 agosto portiamo lo stesso programma a Ravello. Tre posti paradisiaci, non è vero?". Perché tanto Beethoven? "Perché qui in Israele abbiamo compiuto in questi ultimi mesi la scelta di dare al pubblico tutte le sinfonie in una sola serie. È stato uno sforzo grande, che ci ha tuttavia consentito un intero viaggio all'interno della vita di Beethoven, una panoramica completa, e quindi un'azione di approfondimento e di educazione sia dell'orchestra che del pubbico. A Siena invece porto Mahler perché in lui culmina tutto il senso dell'evoluzione e dell'armonia a partire da Haydn. Lo considero cioè , un punto di arrivo, una conclusione...". Siena è per lei un luogo di particolare significato? "Altro che] Da ragazzo, a vent'anni, ho studiato all'Accademia Chigiana, e ricordo ogni minuto di quell'atmosfera così concentrata e speciale degli anni '56 e '57, quando insieme studiavamo Claudio Abbado, Daniel Bahremboim ed io, con la guida di Carlo Zecchi, di Segovia, di Navarra... Furono anni meravigliosi, cruciali. Nel '61 approdai in Israele, chiamato d'improvviso a sostituire un direttore molto più importante di quello che non fossi io allora". Ecco, è difficile capire come lei, dopo un'esperienza così raffinata, si sia adattato a un mondo ancora tanto terremotato, tanto in divenire... "Basta pensare che per me Israele era finalmente l'Oriente, a cui io ritornavo assetato dopo aver lasciato l'India tanti anni prima per un'Europa dove ho vissuto completamente solo. Finalmente ho sentito di nuovo l'odore degli agrumi, della polvere...". Sì , ma i musicisti con cui lei cominciò a suonare erano in gran parte russi o polacchi... "Erano israeliani, con dentro un senso della musica tutto speciale, tutto intessuto di fede e di passione, e anche di cultura europea". Lei seguita ad essere innamorato di Israele anche in un periodo così difficile, così statico, dopo i begli anni di Rabin e di Peres? "Sono sicuro che il sole della pace che si accese con la stretta di mano di Washington fra Arafat e Rabin, non sia affatto destinato a tramontare tanto presto. Tutto il mio ambiente di amici israeliani è fortemente impegnato per la pace, l'orchestra stessa conta un 95 per cento di artisti pacifisti... Questo Paese desidera troppo la pace, perché veramente si possa porre fine al processo. Siamo tutti convinti, i miei amici ed io, che se i palestinesi diventeranno più autonomi, più forti, questo sottrarrà terreno al terrorismo islamico, ad Amas, che cerca proprio di conquistare spazio approfittando della miseria e della disperazione. Sì , io ancora spero, che le note della mia musica possano accompagnare la pace che verrà ". Fiamma Nirenstein

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