Angoscioso è il motivo per cui è fallito il summit arabo di Tunisi, che doveva cominciare lunedì 29 e invece è stato cancellato quando già molti partecipanti discutevano: la prevista discussione sulla democrazia nel mondo arabo non c’è stata, mentre si è molto compianto lo sceicco Yassin. La velocità con cui tutti sono stati mandati a casa dalla Tunisia filoccidentale dimostra però che il verbo estremista non l’ha più vinta automaticamente; e che il dibattito sulla democrazia è vivo. I toni di frenetica accusa contro Israele e gli Usa che alcuni, come la Siria, hanno utilizzato non piacciono più, dopo la guerra in Iraq. Molti stati si sono astenuti o allontanati. L’Arabia Saudita, nel 2000 madre di un raro progetto di pace uscito dal ventre del Medio Oriente ricco, si è guardata bene dal presentarsi a Tunisi. L’incontro si preparava sotto l’ombra della proposta di iniziativa democratica per il Medio Oriente disegnata dagli Usa e che sarà presentata a una conferenza internazionale in giugno: il mondo dovrebbe in quell’occasione unire le forze per attuare la rivoluzione auspicata da George Bush. Il piano avrebbe dovuto restare segreto, una volta rivelato ha suscitato agitazione. E anche Bahrein, Kuwait e Oman (paesi dell’arco moderato) sono rimasti a casa, mentre in un albergo di Tunisi un «summit parallelo» di organizzazioni per i diritti umani e giornalisti preparava documenti che auspicavano la libertà di stampa e invitavano i leader arabi a non usare il conflitto israelo-palestinese come scusa per posporre le riforme. Mentre un coro di voci estremiste sosteneva che non era tempo per la Lega araba di parlare di riforme e di pace, un gruppo di personaggi arabi aveva già abbozzato un documento per la normalizzazione delle relazioni nel caso Israele faccia la pace con l’Autonomia, e chiedeva ai palestinesi di porre fine ad «atti contro i civili». A Tunisi gli organizzatori hanno detto che erano costretti a chiudere perché anche il documento preparatorio favorevole alle riforme non respingeva «il fanatismo, l’estremismo, la violenza e il terrore». In definitiva, la proposta di democratizzarsi scardina la retorica araba dell’unità antioccidentale e antisraeliana.