Come ti educo il bullo
sabato 1 maggio 1999 Diario di Shalom 0 commenti
Si chiama Shlomo Tzidkiyahu colui che tutti dobbiamo sperare sia il fondatore di una nuova Israele, dove i negozianti sorridono e rispondono semplicemente alle tue domande senza rivolgerti frasi sprezzanti e aggressive, le commesse alzano gli occhi quando entri smettendo di laccarsi le unghie o di parlare al telefono, dove non ti becchi un spintone che ti scaccia dalla tua posizione in fila per far largo a una intera famiglia, dove i bambini che si puliscono le mani sul tuo vestito in autobus urlando come forsennati vengono sgridati almeno un po' dai genitori, dove non ti si interrompe alla prima frase dicendo "lo so di già" e riempiendoti di falsi argomenti a piena voce se appena provi ad essere di parere contrario a quello dell'interlocutore, dove il guidatore della corsia accanto non cerca di tagliarti la strada se solo tenti di sorpassarlo, e anzi, occupa stabilmente la corsia di sinistra, ma ti sorpassa a destra se osi ribellarsi alla sua supremazia... dove insomma la gente è un po' più educata, non alza la voce, non offende, non fa il furbo a ogni occasione. Il signor Tzidkiyahu è un professore di Tel Aviv, dove dirige il Levinsky College per l'educazione alla democrazia. Questa scuola per insegnanti, che ha cinquemila alunni, lavora sotto la sua guida a un progetto già in via di sperimentazione con l'aiuto del Ministero della Pubblica Istruzione, che fin dai primi gradi delle elementari deve insegnare come stare in coda, e perché. È proprio stare in coda, non tentare di scavalcare chi ci precede con la forza o l'inganno, il punto dipartenza, l'abc del nuovo israeliano sognato da Tzidkyahu. "Nel non tentare di sorpassare gli altri con mezzi impropri, vedo la prima base della democrazia. Già da bambini possiamo impararlo: ci vuole l'amore per l'educazione che si interiorizza solo da piccoli per diventare dei cittadini per bene, rispettosi dei propri e degli altrui diritti". Dunque, già in Israele si comincia a imparare in prima elementare a non dire "ero qui già da prima, sono uscito per un minuto" oppure "mia nonna mi aspetta a casa con le medicine", o anche "non mi scocciare, io ho fretta", oppure "devo solo chiedere una informazione". Ma può bastare questo a riempire delle falle educative tanto grandi come quelle che chiunque nota quando viene nello Stato d'Israele o quando si imbatte all'estero in gruppi di turisti israeliani? Lo sapevate che per un paio d'anni gli albergatori dell'Isola di Santorini chiamarono la polizia e chiesero che venisse stampigliato sul passaporto dei loro villeggianti israeliani: "ospite ingrato" dopo che i turisti avevano rubato gli asciugamani, svegliato di notte con il loro rumore a più riprese gli altri ospiti, istoriato le pareti con le loro scritte, incartato grande quantità del cibo offerto sul tavolo della prima colazione per portarselo via? Le ragioni della maleducazione israeliana sono legate alla difficile mescolanza delle culture e quindi alla necessità, per così dire, di farsi capire. E anche, benché dispiaccia, ai metodi bruschi della tzavà, che non ammette repliche. Ormai sul tough jew, l'ebreo duro, si scrivono libri, tanto il fenomeno è diventato nazionale, sfortunatamente un elemento portante del costume nazionale subito evidente anche ai migliori amici d'Israele. Bernard Lewis, di certo il più grande storico del Medio Oriente, sostiene addirittura che Israele ha due grandi problemi, senza la risoluzione dei quali tutto il suo destino è in discussione: il processo di pace e il comportamento della gente. E commentava che il meraviglioso senso di solidarietà umana che interviene nei momenti di emergenza e che ancora domina il carattere israeliano, corrisponde invece al più scostante degli atteggiamenti nelle piccole cose della vita quotidiana. Un atteggiamento che porta anche a commettere molti errori politici, per esempio nell'avere a che fare col mondo arabo, tanto cerimonioso e osservante delle regole del reciproco onore. Arafat si è lamentato più volte del comportamento di Netanyahu, forse con maggior veemenza di quanto non abbia denunciato le sue durezza politiche. San Tzidkiyahu aiutaci tu.
