Fiamma Nirenstein Blog

Come difendersi da una pace senza regole?

giovedì 1 marzo 2001 Diario di Shalom 0 commenti
Come può difendersi Israele in quella che si configura come una guerra a bassa intensità con punte molto drammatiche? Stando all'atteggiamento europeo, non c'è nessuna risposta legittima: se i soldati rispondono ai continui attacchi a fuoco dei Tanzim, di Fatah, di Hamas, accade che Tzahal - a causa dell'attuale strategia dell'Autorità palestinese per cui gli uomini armati sono mescolati alla popolazione che manifesta, inclusi vecchi donne e soprattutto bambini - colpisca la popolazione civile. Che la popolazione palestinese (soprattutto i bambini) sia di fatto divenuta parte di una sorta di esercito armato, è argomento irrilevante per l'opinione pubblica. Questa sembra sostanzialmente convinta dell'interpretazione palestinese degli scontri, che vedono gli attacchi come un evento naturale, un forte vento o una pioggia cui risponde una gratuita, anzi, naturale "brutalità" israeliana. I soldati dovrebbero, secondo il pubblico mondiale stare fermi, magari sparare qualche colpo per aria, mentre vengono abbattuti a colpi di arma da fuoco oppure con le bottiglie Molotov o a sassate. Da notare che in un accesso di politically correct, molto diffuso in Europa, un Paese non meglio identificato, richiesto di fornire un'arma di contenimento per manifestazioni aggressive, si è rifiutato di farlo. Il secondo tipo di risposta militare tentata dal governo, è stata quella di rispondere al fuoco palestinese da Beit Jalla su Gilo, o ad azioni estreme come il linciaggio di Ramallah, con azioni focalizzate su obiettivi fisici, edifici, da cui promanano le operazioni belliche antisraeliane: i missili sull'edificio di Ramallah su cui era stato compiuto il linciaggio, o gli edifici da cui sparano i cecchini di Beit Jalla, o alcune sedi governative e militari a Gaza dopo attentati particolarmente sanguinosi, sempre con un'evidente grande sforzo di non colpire la popolazione, spesso invitata in anticipo a lasciare le case. Anche questo, non è piaciuto al mondo: la condanna è sempre universale. L'ultima spiaggia è quella per cui Israele colpisce i diretti responsabili, terroristi personalmente implicati in eventi molto sanguinosi, leader operativi di azioni contro attacchi ai cittadini, alle strade, agli autobus, alle infrastrutture israeliane e agli insediamenti. Anche questo disegno, evidentemente nato dall'idea di una risposta puntuale e definita che non penalizzi la popolazione, è stata condannata come violazione del diritto internazionale. E sono state viste come un gesto aggressivo teso ad affamare la popolazione anche le restrizioni all'ingresso dei lavoratori palestinesi in Israele, dettati dal fatto che quasi tutti se non tutti gli attentati terroristici (a Natania, sulla strada Tel Aviv-Ashdod) sono stati perpetrati dai lavoratori palestinesi in Israele. Ciò che è permesso a tutti i Paesi del mondo, ovvero tenere i nemici fuori dai confini, è proibito invece a Israele. La domanda dunque è: che cosa può fare Israele per difendersi? Le regole della pace con i palestinesi non esistono. Arafat ha rifiutato ogni compromesso territoriale, mettendo in prima fila il tema del ritorno dei profughi, un terreno impraticabile; le regole del buon senso per cui un Paese che ha offerto il massimo per la pace dovrebbe adesso avere almeno qualche supporto dall'opinione pubblica internazionale, non valgono, e non si sa perché. A niente vale la logica comune quando si parla di Israele: più di ogni altra follia, quello che colpisce è l'invito anche italiano a riprendere i colloqui da dove Clinton li ha lasciati. Che logica c'è in questo? La strada Clinton-Barak si è rivelata fallimentare, Arafat l'ha messa da parte, il popolo d'Israele ha votato democraticamente per un'altra via, Bill Clinton ha dichiarato che nessun impegno era stato preso in quel senso, e altrettanto ha fatto Barak. Quale insensatezza può spingere gli europei a chiedere di riprendere una strada sbarrata che incontrerebbe le stesse difficoltà incontrate finora, che si è già dimostrata fallimentare, e che comunque un popolo sovrano ha votato come impraticabile? Questo atteggiamento, lungi da invitare alla pace, invita a un'ulteriore escalation dei palestinesi che - grazie al consenso internazionale - si sentono esentati dalla basilare richiesta di riprendere i colloqui innanzitutto cessando il fuoco.

 Lascia il tuo commento

Per offrirti un servizio migliore fiammanirenstein.com utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l'uso dei cookies.