Jacques Chirac incontra Shimon Peres e gli spiega che l’Europa non desidera mettere gli Hezbollah in lista fra le organizzazioni terroriste perché hanno un’importante funzione sociale e culturale in Libano! Davvero? Gli inventori integralisti del terrorismo suicida (centinaia di morti americani e francesi), gli eccitati odiatori dell’Occidente, armati da Siria e Iran? Del resto il ministro degli Esteri francese Dominique de Villepin ha promesso in un suo recente giro in Medio Oriente che l’Unione «non avrebbe ceduto alle pressioni». Americane, s’intende. L’Europa, in un momento in cui si cercano idee per la soluzione del conflitto mediorientale, sembra volersi attenere alla vecchia linea di condotta antiamericana. Durante l’intifada, l’Ue ha passato all’Autonomia circa 10 milioni di euro. L’ha fatto, certo, per alleviare la povertà. In maggio però, visto che l’ondata terroristica era enorme, i fondi furono sospesi; ma il 20 giugno Chris Patten disse che non c’erano prove di connivenza e che «se ci deve essere uno stato palestinese, ci deve essere un’Autorità palestinese». Giusto: ma chi eroga il denaro ha il dovere di promuovere la pace e di vedere ciò che tutto il mondo vede. Esempi: la tv di stato palestinese, che dipende dai fondi Ue, trasmette continuamente programmi che propagandano l’odio indiscriminato e l’assassinio degli ebrei, con inviti a emulare gli «shahid» (martiri, terroristi suicidi). Ancora: i libri di testo usciti nuovi il 2 settembre 2000, costati secondo un’inchiesta del Die Zeit 330 milioni di euro, lodano i «martiri», cancellano Israele dalle mappe, considerano gli ebrei archeologia. Dal giugno 2001, da quando l’Ue ha versato i soldi direttamente a Yasser Arafat, l’Anp ha finanziato direttamente armamenti illegali e terrorismo: la Karin A (10 milioni di dollari) portava armi pesanti e 220 chili di tritolo verso Gaza. Sono stati anche ritrovati documenti firmati da Arafat in cui autorizza il pagamento di terroristi. Ciò vuol dire che l’Autonomia non deve essere aiutata, per alleviare fame e disoccupazione? Niente affatto: ma è ora di aprire un dibattito pubblico. Se l’Europa vuole promuovere la pace, i suoi fondi devono fare lo stesso combattendo il terrorismo.