Arabia Saudita: ago della bilancia
venerdì 30 marzo 2007 Panorama 0 commenti
Alla Casa Bianca è stata cancellata la Cena di Gala organizzata per metà aprile da George Bush in onore del re saudita Abdullah. Non è Bush che l’ha bloccata; è stato il re, che segnala così la crisi della strategia di un asse sunnita che blocchi l’Iran di Ahmadinejad. Condy Rice, e dietro di lei tutto l’occidente, ha esaltato il piano del 2002 riproposto oggi a Riyad: i sauditi propongono il riconoscimento di Israele in cambio del suo ritorno ai confini del '67 e il “diritto al ritorno” dei discendenti dei profughi. Hanno chiesto flessibilità sulle condizioni, che distruggono la risoluzione 242 dell’ONU (rientro negoziato in confini difendibili) e immettono in un paese di 6 milioni di abitanti (con più di un milione arabi) l’ingresso di 4 milioni e mezzo di palestinesi. Sarebbe il suicidio. Ma Ehud Olmert, che chiede ai leader arabi di discutere direttamente, ne ha ricavato una minaccia senza precedenti: “Se rifiuterete questo piano resterete in mano ai signori della guerra” ha detto il ministro degli esteri saudita Saud al-Faisal. Il punto è che, per i sauditi, l’amicizia di Hamas e degli Hezbollah, oggi pilotati da Ahmadinejad, è la cosa più importante per contrastare l’egemonia iraniana. Per questo, nell’accordo della Mecca fra Hamas e Abu Mazen, Hamas è uscito rafforzato e egemonico su Fatah. Un segnale di acquiescenza all’Iran.
