Alle Nazioni Unite, Israele è un bersaglio facile
giovedì 24 settembre 2026 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 24 settembre 2026
Alta stagione di caccia a Israele all’Assemblea Generale dell’ONU, poco di nuovo. L’atmosfera, attendendo il prossimo discorso di Netanyahu, l’ha già creata Mamdani nella città di cui è sindaco, New York, un tempo la città più ebraica, ora la più antisemita: ha già dichiarato ancora di considerarlo un criminale di guerra, e peccato che Trump non abbia reagito, era accanto a lui. Ma il premio per la bugia più originale va a Emmanuel Macron, seguito con balle consuete da Tayyip Erdogan, dal Abdullah di Giordania, dal brasiliano Lula, dal solito per cui la macelleria del 7 ottobre “non avviene nel vuoto”, il segretario Guterres, e, nuovo, anche dall’ex capo dell’Isis e poi di Al Qaeda presidente della Siria al-Shaara. Trump aveva in modo assai proprio paragonato le carneficine l’11 di settembre al 7 ottobre, ma poi la politica pre-elettorale, in attesa del midterm, è venuta in primo piano. L’ufficio di Netanyahu ha definito con un video le sparate all’unisono “un coro di pappagalli”, ma c’è di più. Sparare a Israele è una carta utile per politici sull’orlo del disastro come Macron, per rais islamici in bilico come Abdullah, per dittatori invisi alla propria gente come Erdogan, aspirante sultano, amico di Hamas.. a usare l’odio contro gli ebrei ci guadagna quanto più vai giù di genocidi, pulizie etniche, territori occupati, coloni cattivi, suprematisti, anzi, messianici.
Ma Macron è stato “grottesco” come dice Netanyahu, accusando Israele di infierire su una Giudea e Samaria,dove Hamas, afferma, quasi non esiste: “Peccato” dice l’esperto di palestinesi del Jerusalem Center for Security and Foreign Affairs colonnello Richard Hirsh” che proprio un giorno prima Hamas avesse compiuto l’ennesimo assassinio uccidendo per strada Nethanel Shakron. Lascia sei creature dai 3 a 15 anni, morendo ha gridato al figlio di fuggire.. Dalla Giudea e la Samaria sono usciti migliaia di attacchi, centinaia di terroristi suicidi da Jenin, Betlemme, Hebron. E oggi preparano nuovi attacchi, insegnano ai figli a desiderare la shahada. Possiamo tenere a bada solo intervenendo”. Da lì uscirono l’attacco di massa del Dolphinarium, il Park Hotel... tutti... i tre ragazzi che andavano a scuola, rapiti e poi uccisi nel Gush Etzion, nel 2014, ricorda Hirsh, neonati uccisi nei lettini, i coniugi Henkin di fronte ai loro bambini. Nel West Bank il 7 ottobre è approvato dall’80 per cento, Hamas vincerebbe le elezioni e per questo Abu Mazen le ritarda da decenni... Gli altri speaker non sono da meno: Erdogan rovescia il nazismo su Israel in un tornado di parole, Guterres ripete “pulizia etnica” anche in Cisgiordania, non solo a Gaza, è più di moda; al-Shaara che parlava di Patti d’Abramo poco tempo fa, adesso dice a Trump che invece di riconoscere il Golan come parte di Israele faceva bene a dargli il New Jersey, dimentica che il Golan che sovrasta la Galilea, Hula, il Lago di Tiberiade, le vie d’accesso a sud ovest servivano da postazione militare a tiranni come Assad per bombardare continuamente Israele.
Le aggressioni partono solo dal Golan, fino al ‘67. E re Abdullah, che Israele ha salvato mille volte, accusa Israele di espansionismo, temendo che finalmente i palestinesi dicano “la Giordania è Palestina, non Israele” Adesso Netanyahu risponderà all’impossibile domanda che chiede conto agli ebrei di esistere, di resistere alla minaccia continua. Trump parla con l’Iran e con i paesi del Golfo: forse gli consegnerà qualche controllo sul prezzo del petrolio, ma di fatto si ampia la domanda vera su ciò che deve ancora avvenire, lontano dalle chiacchiere dell’ONU, oltre le elezioni.
