AL QAEDA-HAMAS, nuovo fronte del terrore
giovedì 13 ottobre 2005 Panorama 0 commenti
Ora gli uomini di Bin Laden puntano a spodestare il presidente palestinese e a creare un avamposto dal quale lanciare attacchi contro Israele. Ma non solo.
Il peggiore degli scenari, e pochi hanno tempestivamente capito i segnali: anche Israele, specie dopo lo sgombero di Gaza, rientra ormai nel mirino di Al Qaeda. L’ultimo ampio attacco terroristico, quello di Bali perpetrato da Jemaah Islamiya, un ramo dell’organizzazione di Osama Bin Laden, ha fatto decine di morti e feriti innocenti. Ma il terrorismo islamico, eccitato dall’aver messo a ferro e fuoco gli Usa, l’Europa, l’Estremo Oriente, non vuole perdere la nuova opportunità, quella di una base operativa molto ampia, Gaza e la Cisgiordania, dove le armi e i fondi dei paesi e dei magnati del terrore possono giungere senza troppi ostacoli. Senza muovere un muscolo della sua larga faccia rassicurante il generale Aharon Zeevi, detto Farkash, capo di Aman, il servizio segreto dell’esercito israeliano, ha rivelato questa verità: «Siamo preoccupati » ha dichiarato il 28 settembre all’Università di Tel Aviv «per la silenziosa penetrazione di Al Qaeda avvenuta nella confusione del passaggio di migliaia di persone non controllate e di tonnellate di armi fra Gaza sgomberata e l’Egitto». Zeev Shiff, il più esperto di questioni arabe del quotidiano Ha’aretz, l’aveva scritto una settimana prima: possiamo sostenere che Al Qaeda sia non solo a Gaza ma anche in Cisgiordania e a Gerusalemme insieme con Hamas, e che stia preparando attacchi. Lo scopo: approfittare di Gaza incontrollata o in mano a Hamas, organizzazione gemellata in armi, per colpire non più solo i soldati o i coloni ma anche «gli ebrei e i crociati», secondo la logica qaedista della dominazione del mondo occidentale da parte dell’Islam. Una nuova occasione di usare uno spazio mediorientale incuneato in Israele, frequentato dagli americani e molto vicino all’Europa. Il giorno prima del discorso di Farkash gli israeliani, che credevano ormai di aver visto tutto, hanno dovuto subire anche l’immagine straziata del rapito cinquantenne Sasson Nuriel, che prega Israele di liberare i «valorosi ragazzi palestinesi detenuti nelle carceri» mentre era già stato condannato a morte. Non si sa ancora se il video, nello stile di Abu Musab al-Zarqawi, sia la prova di un fronte unico Al Qaeda-Hamas in Cisgiordania. Di certo negli ultimi tempi Hamas ha dimostrato di puntare a una lotta generale che la colleghi agli obiettivi di Al Qaeda: l’aspirazione a liberare tutta «la terra islamica » è diventata più forte di quella a un accordo politico con Israele che dia due stati a due popoli. Da qui anche l’aggressività con cui, dopo l’uscita di Israele da Gaza, ha fatto di tutto per infiammare il terreno. Tutti ricordano la pioggia di razzi kassam sulle città israeliane, le sinagoghe bruciate, le serre donate ai palestinesi distrutte dai palestinesi stessi, i terroristi e le armi pesanti entrate dal confine di Gaza. Un assedio alla linea di Abu Mazen, presidente dell’Autorità palestinese, e una determinazione a distruggere ogni prospettiva di accordo. Ora però dietro lo scontro tra fazioni palestinesi si consolida l’ombra di Bin Laden. I primi emissari giunsero nel settembre 2000, poi una nuova ondata nel gennaio 2001 con il compito di sfruttare l’intifada. Nel 2003 Israele arrestò tre uomini di Hamas che tornavano da un campo di esercitazioni di Al Qaeda in Afghanistan. Fra questi Nabil Ukal, che aveva seguito un corso di costruzione e di uso di missili kassam, divenuti il primo strumento militare di Hamas. Sempre in quell’anno due inglesi di origine pachistana legati ad Al Qaeda escono da Gaza con una cintura di tritolo e fanno saltare in aria il pub Mike Place a Tel Aviv. Nel marzo Hamas distribuiva gli scritti di Abdullah Azzam, mentore di Bin Laden. Nel 2004 era la volta di un cd per computer con i terroristi ceceni e Bin Laden in copertina, in cui si esaltavano le guerre sante per l’Islam. I chierici che giustificano il terrorismo suicida (cinque, fra cui lo sceicco saudita Salman al-Auda e l’egiziano Qardawi) sono gli ispiratori sia di Hamas sia di Al Qaeda. Numerosi uomini di Bin Laden provengono da Hamas o dalla jihad islamica: Abu Zubaidah, capo reclutatore di Al Qaeda negli anni 90, per esempio, e il maestro di Osama, Abdullah Azzam; e al-Shami, mentore spirituale di al-Zarqawi. Il manager finanziario di Bin Laden, Wadiel Haege, scrive nella sua agenda sotto la voce «Holy Land foundation », associazione non-profit che finanzia Hamas: «joint-venture». Questa «joint-venture» si fa sempre più evidente da quando Israele ha deciso di lasciare Gaza. La tensione è sfociata in scontri tra Hamas e la polizia palestinese (che è arrivata a occupare il parlamento), ma già a maggio si presentano al pubblico le brigate Jundallah (Brigate di Allah) che attaccano una pattuglia e feriscono a Rafah quattro soldati. «Siamo contro Israele e contro i crimini americani» rivendicano, con uno slogan islamico-universale e non più solo patriottico- palestinese; criticano Abu Mazen come «apostata» e annunciano che presto «si vedranno qui azioni contro gli Usa che faranno felici tutti i musulmani». Il 2 agosto si presenta su internet un giornale palestinese di Al Qaeda, Dalla vetta della gobba del cammello, spiega che «i sionisti sono sempre un obiettivo da colpire» e rivendica l’attacco di luglio a Eilat: missili sparati sulla spiaggia israeliana e sulle navi americane in porto. Il 9 agosto dallo stesso sito il Consiglio Ashura Palestina dichiara fuori della legge islamica l’obiettivo della democrazia. Per batterne i sostenitori (ovvero Abu Mazen e Al Fatah) bisogna prima di tutto uccidere, al solito, «ebrei e crociati». Più avanti, il 16 agosto, un nuovo documento diffuso sulla rete attesta la formazione delle Brigate del Fronte, parte integrante di Al Qaeda, che seguono quelle dell’Egitto e del Levante (che hanno colpito Taba e Sharm) e quelle dell’Iraq, la terra dai due fiumi. Si rivendicano i kassam lanciati contro due cittadine della Striscia di Gaza durante lo sgombero. Siamo dunque di fronte a una presentazione completa, teorica e pratica. Mentre si cercava di non allarmare il pubblico, secondo fonti di intelligence si sono incontrati rappresentanti di Israele, Giordania, Egitto e Gran Bretagna. Una cosa è chiara: se non c’è una mobilitazione comune, con l’apporto in particolare dell’Egitto che controlla il confine di Gaza (ormai il confine fra mondo occidentale e Medio Oriente), nessuno può dormire sonni tranquilli. Prima che gli aeroporti (e i porti) di Gaza possano garantire libertà di movimento ai palestinesi, le autorità d’Israele vogliono la garanzia che nessun aereo si levi in volo e, in un minuto o due, si butti su Tel Aviv.
Il peggiore degli scenari, e pochi hanno tempestivamente capito i segnali: anche Israele, specie dopo lo sgombero di Gaza, rientra ormai nel mirino di Al Qaeda. L’ultimo ampio attacco terroristico, quello di Bali perpetrato da Jemaah Islamiya, un ramo dell’organizzazione di Osama Bin Laden, ha fatto decine di morti e feriti innocenti. Ma il terrorismo islamico, eccitato dall’aver messo a ferro e fuoco gli Usa, l’Europa, l’Estremo Oriente, non vuole perdere la nuova opportunità, quella di una base operativa molto ampia, Gaza e la Cisgiordania, dove le armi e i fondi dei paesi e dei magnati del terrore possono giungere senza troppi ostacoli. Senza muovere un muscolo della sua larga faccia rassicurante il generale Aharon Zeevi, detto Farkash, capo di Aman, il servizio segreto dell’esercito israeliano, ha rivelato questa verità: «Siamo preoccupati » ha dichiarato il 28 settembre all’Università di Tel Aviv «per la silenziosa penetrazione di Al Qaeda avvenuta nella confusione del passaggio di migliaia di persone non controllate e di tonnellate di armi fra Gaza sgomberata e l’Egitto». Zeev Shiff, il più esperto di questioni arabe del quotidiano Ha’aretz, l’aveva scritto una settimana prima: possiamo sostenere che Al Qaeda sia non solo a Gaza ma anche in Cisgiordania e a Gerusalemme insieme con Hamas, e che stia preparando attacchi. Lo scopo: approfittare di Gaza incontrollata o in mano a Hamas, organizzazione gemellata in armi, per colpire non più solo i soldati o i coloni ma anche «gli ebrei e i crociati», secondo la logica qaedista della dominazione del mondo occidentale da parte dell’Islam. Una nuova occasione di usare uno spazio mediorientale incuneato in Israele, frequentato dagli americani e molto vicino all’Europa. Il giorno prima del discorso di Farkash gli israeliani, che credevano ormai di aver visto tutto, hanno dovuto subire anche l’immagine straziata del rapito cinquantenne Sasson Nuriel, che prega Israele di liberare i «valorosi ragazzi palestinesi detenuti nelle carceri» mentre era già stato condannato a morte. Non si sa ancora se il video, nello stile di Abu Musab al-Zarqawi, sia la prova di un fronte unico Al Qaeda-Hamas in Cisgiordania. Di certo negli ultimi tempi Hamas ha dimostrato di puntare a una lotta generale che la colleghi agli obiettivi di Al Qaeda: l’aspirazione a liberare tutta «la terra islamica » è diventata più forte di quella a un accordo politico con Israele che dia due stati a due popoli. Da qui anche l’aggressività con cui, dopo l’uscita di Israele da Gaza, ha fatto di tutto per infiammare il terreno. Tutti ricordano la pioggia di razzi kassam sulle città israeliane, le sinagoghe bruciate, le serre donate ai palestinesi distrutte dai palestinesi stessi, i terroristi e le armi pesanti entrate dal confine di Gaza. Un assedio alla linea di Abu Mazen, presidente dell’Autorità palestinese, e una determinazione a distruggere ogni prospettiva di accordo. Ora però dietro lo scontro tra fazioni palestinesi si consolida l’ombra di Bin Laden. I primi emissari giunsero nel settembre 2000, poi una nuova ondata nel gennaio 2001 con il compito di sfruttare l’intifada. Nel 2003 Israele arrestò tre uomini di Hamas che tornavano da un campo di esercitazioni di Al Qaeda in Afghanistan. Fra questi Nabil Ukal, che aveva seguito un corso di costruzione e di uso di missili kassam, divenuti il primo strumento militare di Hamas. Sempre in quell’anno due inglesi di origine pachistana legati ad Al Qaeda escono da Gaza con una cintura di tritolo e fanno saltare in aria il pub Mike Place a Tel Aviv. Nel marzo Hamas distribuiva gli scritti di Abdullah Azzam, mentore di Bin Laden. Nel 2004 era la volta di un cd per computer con i terroristi ceceni e Bin Laden in copertina, in cui si esaltavano le guerre sante per l’Islam. I chierici che giustificano il terrorismo suicida (cinque, fra cui lo sceicco saudita Salman al-Auda e l’egiziano Qardawi) sono gli ispiratori sia di Hamas sia di Al Qaeda. Numerosi uomini di Bin Laden provengono da Hamas o dalla jihad islamica: Abu Zubaidah, capo reclutatore di Al Qaeda negli anni 90, per esempio, e il maestro di Osama, Abdullah Azzam; e al-Shami, mentore spirituale di al-Zarqawi. Il manager finanziario di Bin Laden, Wadiel Haege, scrive nella sua agenda sotto la voce «Holy Land foundation », associazione non-profit che finanzia Hamas: «joint-venture». Questa «joint-venture» si fa sempre più evidente da quando Israele ha deciso di lasciare Gaza. La tensione è sfociata in scontri tra Hamas e la polizia palestinese (che è arrivata a occupare il parlamento), ma già a maggio si presentano al pubblico le brigate Jundallah (Brigate di Allah) che attaccano una pattuglia e feriscono a Rafah quattro soldati. «Siamo contro Israele e contro i crimini americani» rivendicano, con uno slogan islamico-universale e non più solo patriottico- palestinese; criticano Abu Mazen come «apostata» e annunciano che presto «si vedranno qui azioni contro gli Usa che faranno felici tutti i musulmani». Il 2 agosto si presenta su internet un giornale palestinese di Al Qaeda, Dalla vetta della gobba del cammello, spiega che «i sionisti sono sempre un obiettivo da colpire» e rivendica l’attacco di luglio a Eilat: missili sparati sulla spiaggia israeliana e sulle navi americane in porto. Il 9 agosto dallo stesso sito il Consiglio Ashura Palestina dichiara fuori della legge islamica l’obiettivo della democrazia. Per batterne i sostenitori (ovvero Abu Mazen e Al Fatah) bisogna prima di tutto uccidere, al solito, «ebrei e crociati». Più avanti, il 16 agosto, un nuovo documento diffuso sulla rete attesta la formazione delle Brigate del Fronte, parte integrante di Al Qaeda, che seguono quelle dell’Egitto e del Levante (che hanno colpito Taba e Sharm) e quelle dell’Iraq, la terra dai due fiumi. Si rivendicano i kassam lanciati contro due cittadine della Striscia di Gaza durante lo sgombero. Siamo dunque di fronte a una presentazione completa, teorica e pratica. Mentre si cercava di non allarmare il pubblico, secondo fonti di intelligence si sono incontrati rappresentanti di Israele, Giordania, Egitto e Gran Bretagna. Una cosa è chiara: se non c’è una mobilitazione comune, con l’apporto in particolare dell’Egitto che controlla il confine di Gaza (ormai il confine fra mondo occidentale e Medio Oriente), nessuno può dormire sonni tranquilli. Prima che gli aeroporti (e i porti) di Gaza possano garantire libertà di movimento ai palestinesi, le autorità d’Israele vogliono la garanzia che nessun aereo si levi in volo e, in un minuto o due, si butti su Tel Aviv.
