Fiamma Nirenstein Blog

Abbattere i muri del pregiudizio

giovedì 4 marzo 2004 Panorama 0 commenti

Perché non fa bene alla pace (e alla verità) il processo nei confronti di Israele all’Aia.

Caro direttore, il processo all’Aia dell’Alta corte di giustizia contro Israele per la costruzione della barriera di difesa è un evento che va al di là del conflitto arabo-israeliano e risulta assai angoscioso per la coscienza del nostro tempo. Prima di tutto sostituisce la vittima al colpevole, e viceversa: solo il terrorismo infatti è responsabile della scelta israeliana di costruire una separazione dai palestinesi per salvare vite umane.

Il terrore ha fatto mille morti sui bus e nei caffè in tre anni, la demonizzazione delle intenzioni di Israele (furto di terra, razzismo, apartheid) è a oggi pura manipolazione: chi non lo capisce non immagina cosa è lo sterminio di donne, bambini, intere famiglie.
Ovunque, chiunque, in qualsiasi momento: l’intento appare genocida, slegato da eventi specifici solo uccidere gli ebrei conta.

Qualsiasi persona normale non ha potuto fare a meno di notare come i 15 giudici nominati dall’Onu abbiano iniziato il loro lavoro proprio nel giorno in cui scoppiava l’autobus nunero 14 a Gerusalemme, otto morti e 60 feriti che avrebbero potuto essere evitati se la barriera fosse stata completa.

Il processo non fa un buon servizio all’eventuale ripresa di colloqui di pace, possibili solo se i palestinesi affronteranno la violenza del terrorismo. Perché è vero che il loro popolo soffre e si dispera, ma l’intera responsabilità ricade, specie da quando Ariel Sharon ha dichiarato di essere pronto ad abbandonare territori e a vedere sorgere lo stato palestinese, sui continui attentati mai condannati sul serio: basta vedere la televisione, i testi scolastici, i giornali i discorsi di Yasser Arafat...

In secondo luogo, peccato che l’Onu, che ha accumulato biblioteche di risoluzioni che criminalizzano Israele, scenda di nuovo in campo contro lo stato ebraico: gli Usa, l’Arabia Saudita, la Corea del Sud e del Nord e altri stati hanno dispute di confini e relative barriere; solo Israele, con il solito doppio standard, è accusato.

In terzo luogo, poiché i territori su cui è costruita la barriera sono secondo i documenti dell’Onu «territori disputati» e non «territori occupati palestinesi», la Corte non ha giurisdizione: solo la trattativa politica deve risolvere il problema.

Sconcerta, infine, che all’Aia, in tempi di guerra mondiale al  terrorismo, questo tema sia stato trattato in modo inconsistente: come fosse un fenomeno minore e il tema dell’autodeterminazione dovesse vincere su ogni altro.

Eppure, non c’è alcuna autodeterminazione, né per gli stati né per la vita del singolo, senza sconfitta del terrore.

Fiamma Nirenstein

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