A Sderot sotto i razzi, dove la gente ha esaurito la pazienza e le lacrime
giovedì 24 gennaio 2008 Generico 6 commenti
Sderot - Raziel Sassun, 13 anni, spreme un mandarino dopo l’altro in una brocca, con metodo: pallido e quieto aspetta nel giardino il prossimo allarme. Ha trovato un modo di passare un’altra mattina senza scuola, una delle tante in cui nessuno si prende la responsabilità di tenere i bambini di Sderot chiusi insieme in un’aula su cui piovono razzi. Che finora hanno provocato 10 morti, 433 feriti e migliaia di traumi psicologici. Solo da gennaio sono stati sparati da Gaza su Sderot più di 350 razzi Qassam.
Il primo bum arriva dopo mezz’ora dal nostro ingresso in città: è solo a qualche centinaio di metri. Non si è sentito dagli altoparlanti il consueto avvertimento, “tzeva adom” (colore rosso), che una voce di donna ripete quando si individua il missile che parte. Solo che a volte non vale la pena: troppo breve il tempo che impiega il razzo a percorrere meno di venti chilometri. E i rifugi comunque non abbondano. La gente si affolla intorno al cratere e discute animatamente sul da farsi. «Se avessimo un po’ d’onore - ci dice Esti Bareli - non accetteremmo mai che una città come questa sia trasformata in un inferno. Bisogna fermare, ripulire, agire. Io ho sette figli, e restiamo qui in nome di tutti gli altri israeliani. Perché oggi è Sderot, domani Ashkelon, e poi viene Tel Aviv...». «Esti vieni dentro - grida una donna dalla finestra - il segnale non funziona». E, dopo la caduta del razzo, sembra quasi un film comico la corsa da un punto all’altro, fra le urla della gente, del corteo delle ambulanze, dei pompieri, della polizia, dei genieri, dell’esercito. Non finiscono di occuparsi di un missile caduto, di trasportare i feriti, che ne è già caduto un altro.
Raziel è un ragazzo molto vivace: nell’ultimo dei suoi tredici anni gli sono caduti intorno più o meno 230 missili. Uno ha sfondato il tetto della casa accanto alla sua. «Sono quasi morto cinque volte», vanta il suo record. E descrive le cinque volte senza rendersi conto di stare così descrivendo le tappe della vita di un ragazzo della sua età, ritmate dal fragore delle bombe. I suoi fratelli più piccoli quando c’è l’allarme all’asilo si rifugiano sotto i banchi, non c’è tempo di fare altro. E piangono di paura. Lui non ha mai pianto, dice. La sua mamma esce sul patio: «A Sderot il 28% della popolazione soffre di disordini post traumatici. I bambini sono i più soggetti, Raziel ha tanti guai ed è curato bene. Ma quando sembra migliorare, cade un Qassam e deve ricominciare da capo».
Shlomi Aragon, 37 anni, proprietario di un piccolo caffè, ci fa entrare nel suo cottage, colpito il giorno prima: ora è senza soffitto, senza cucina. Messa su con ambizione, divani e tavoli e quadri alle pareti, ora è semidistrutta. La camera dei bambini è stata centrata da un razzo: tutti i mobili sono andati a pezzi; pende surreale una lampada fatta ad aeroplano. Nir, 4 anni, ha festeggiato il suo compleanno andando a trovare all’ospedale la mamma, Ghiut, ferita alla testa: lei l’ha salvato trascinandolo via dalla stanza qualche secondo prima del bum insieme a un’amichetta che era lì per giocare. La famiglia della bambina dopo l’episodio se n’è andata: si è trasferita in una zona più sicura. «Noi invece non ce ne andremo - dice Shlomi - non daremo questa soddisfazione a nessuno. Che cosa si deve fare? Non lo so. Forse non c’è niente che ci possa veramente aiutare, stiamo affondando in un incubo a cui nessuno trova una soluzione. Al mio caffè non viene quasi più nessuno. Chi va al caffè di questi tempi? La città muore: proprio oggi la fabbrica di materassi Hollandia ha chiuso i battenti dopo essere stata colpita da un razzo».
Israele potrebbe facilmente, anche se con sacrificio di vite umane, occupare le zone da cui vengono lanciati i missili, ma questo comporterebbe perdita di vite umane sia israeliane che palestinesi, costerebbe molta critica internazionale, non porterebbe a nessuna acquisizione effettiva dato che Israele ha già lasciato Gaza, e la lascerebbe di nuovo dopo poco.
Il primo bum arriva dopo mezz’ora dal nostro ingresso in città: è solo a qualche centinaio di metri. Non si è sentito dagli altoparlanti il consueto avvertimento, “tzeva adom” (colore rosso), che una voce di donna ripete quando si individua il missile che parte. Solo che a volte non vale la pena: troppo breve il tempo che impiega il razzo a percorrere meno di venti chilometri. E i rifugi comunque non abbondano. La gente si affolla intorno al cratere e discute animatamente sul da farsi. «Se avessimo un po’ d’onore - ci dice Esti Bareli - non accetteremmo mai che una città come questa sia trasformata in un inferno. Bisogna fermare, ripulire, agire. Io ho sette figli, e restiamo qui in nome di tutti gli altri israeliani. Perché oggi è Sderot, domani Ashkelon, e poi viene Tel Aviv...». «Esti vieni dentro - grida una donna dalla finestra - il segnale non funziona». E, dopo la caduta del razzo, sembra quasi un film comico la corsa da un punto all’altro, fra le urla della gente, del corteo delle ambulanze, dei pompieri, della polizia, dei genieri, dell’esercito. Non finiscono di occuparsi di un missile caduto, di trasportare i feriti, che ne è già caduto un altro.
Raziel è un ragazzo molto vivace: nell’ultimo dei suoi tredici anni gli sono caduti intorno più o meno 230 missili. Uno ha sfondato il tetto della casa accanto alla sua. «Sono quasi morto cinque volte», vanta il suo record. E descrive le cinque volte senza rendersi conto di stare così descrivendo le tappe della vita di un ragazzo della sua età, ritmate dal fragore delle bombe. I suoi fratelli più piccoli quando c’è l’allarme all’asilo si rifugiano sotto i banchi, non c’è tempo di fare altro. E piangono di paura. Lui non ha mai pianto, dice. La sua mamma esce sul patio: «A Sderot il 28% della popolazione soffre di disordini post traumatici. I bambini sono i più soggetti, Raziel ha tanti guai ed è curato bene. Ma quando sembra migliorare, cade un Qassam e deve ricominciare da capo».
Shlomi Aragon, 37 anni, proprietario di un piccolo caffè, ci fa entrare nel suo cottage, colpito il giorno prima: ora è senza soffitto, senza cucina. Messa su con ambizione, divani e tavoli e quadri alle pareti, ora è semidistrutta. La camera dei bambini è stata centrata da un razzo: tutti i mobili sono andati a pezzi; pende surreale una lampada fatta ad aeroplano. Nir, 4 anni, ha festeggiato il suo compleanno andando a trovare all’ospedale la mamma, Ghiut, ferita alla testa: lei l’ha salvato trascinandolo via dalla stanza qualche secondo prima del bum insieme a un’amichetta che era lì per giocare. La famiglia della bambina dopo l’episodio se n’è andata: si è trasferita in una zona più sicura. «Noi invece non ce ne andremo - dice Shlomi - non daremo questa soddisfazione a nessuno. Che cosa si deve fare? Non lo so. Forse non c’è niente che ci possa veramente aiutare, stiamo affondando in un incubo a cui nessuno trova una soluzione. Al mio caffè non viene quasi più nessuno. Chi va al caffè di questi tempi? La città muore: proprio oggi la fabbrica di materassi Hollandia ha chiuso i battenti dopo essere stata colpita da un razzo».
Israele potrebbe facilmente, anche se con sacrificio di vite umane, occupare le zone da cui vengono lanciati i missili, ma questo comporterebbe perdita di vite umane sia israeliane che palestinesi, costerebbe molta critica internazionale, non porterebbe a nessuna acquisizione effettiva dato che Israele ha già lasciato Gaza, e la lascerebbe di nuovo dopo poco.
Da Il Giornale, 24/01/08
venerdì 2 gennaio 2009 17:28:58
Leggere una storia tanto toccante su di un piccolo uomo nato in una parte del mondo difficile quanto affascinante lascia il segno.Pensare alle scelte che il mondo "civilizzato" attua, con sconcertante disinvoltura, in questa nuova corsa al colonialismo è ancora più mostruoso.Non si possono dimenticare i morti israeliani, non si può chiudere gli occhi davanti alle costanti umiliazioni subite dai palestinesi.Si potrebbe utilizzare lo stesso cinismo delle potenze militari: "10 morti e 433 feriti a Sderot".Quanti a Gaza solo nell'ultima settimana?Ad oggi la nostra specie ha fallito.
Massimo Granata , Pavia
lunedì 11 febbraio 2008 16:43:24
Quante tonnellate di bombe hanno lanciato i prodi di tsahal su Gaza e quanti morti palestinesi hanno fatto? Se a Sderot si piange a Gaza non si ride... ma i morti di gaza non contano... animali che parlano
Luca , bologna
mercoledì 30 gennaio 2008 13:57:30
IL CAIRO - Il presidente dell'Autorita' palestinese (Anp), Abu Mazen, ha ribadito oggi di non voler dialogare con Hamas. Lo ha detto al termine di una riunione al Cairo con il presidente egiziano Hosni Mubarak. Abu Mazen ha precisato che ''non c'e' alcuna autorita' che si rispetti che possa dialogare con un partito illegittimo'' e ha aggiunto che ''non ci sara' alcun dialogo a meno che il movimento non rinunci al suo colpo di stato, accetti le elezioni anticipate e rispetti le risoluzioni internazionali''.
Luca , bologna
sabato 26 gennaio 2008 18:55:40
Gentile Rosa, a parte la difficoltà di spostare una città, a parte il fatto che sarebbe un peccato spendere milioni di euro per spostare Sderot e poi scopire che i razzi di Hamas si sono aggiornati e ora raggiungono Israele ancora più all'interno, a parte tutto ciò, credo che non sia il modo miglior per combattere i terroristi ritirarsi, infatti non si risolverebbe nulla e i terroristi sarebbero incentivati a continuare la loro guerra di distruzione. Non ci dimentichiamo che per Hamas tutta Israele è occupazione e non c'è differenza tra Sderot e Tel Aviv. detto questo, credo che dovremmo stare ancora più vicini agli abitanti di sderot che sono davvero il fronte della battaglia di Israele e dunque del mondo intero... e si tratta di cittadini inermi, ossia le vittime privilegiate del terrorismo...
rosa roccaforte , italia
sabato 26 gennaio 2008 09:56:10
Cara Fiamma,una domanda: poichè i razzi hanno una gittata limitata, non si potrebbe spostare Sderot più in qua dentro Israele ? So che può sembrare una domanda ingenua e da ignorante, ma effettivamente ignoro com'è la situazione geografica . E' sicuramente uno sbaglio arretrare davanti ad Hamas, ma per amore di bambini e degli altri abitanti, si potrebbe tentare. Tanto più che finchè Hamas non avrà colpito in modo pesante gli Europei, a questi di Sderot non gliene importerà mai molto, purtroppo. GrazieR.Roccaforte
Ximena Seguel , Vienna/Austria
venerdì 25 gennaio 2008 01:09:32
In questo momento non posso fare altro che esprimere il mio profondo affetto e rispetto per lo stato di Israele, il popolo ebraico e il suo coraggio.