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mercoledì 23 aprile 2014, ore 08:49 , utenti connessi :
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GERUSALEMME NOSTRO SERVIZIO Monsignor Michel Sabbah, il patriarca latino di Gerusalemme, è sempre stato un grande patriota palestinese. L'ha dimostrato in ogni circostanza, e specialmente nell'occasione del discorso di Natale, quando, ai tempi dell'occupazione israeliana di Betlemme, lanciava parole di fuoco. E quando Arafat giunse a Betlemme liberata nel Natale del '93, Sabbah celebrò una Messa gloriosa. Quest'anno, il viso rotondo di monsignor Sabbah ha ritrovato nel suo messaggio natalizio l'espressione corrucciata di un tempo, per una denuncia che è ben più complicata e certo per lui anche più dolorosa. In una parola Sabbah ha dato conto ai giornalisti delle sofferenze dei cristiani di uno dei luoghi santi basilari della cristianità , Nazareth, la cittadina nel Nord d'Israele dove la Madonna incontrò Giuseppe e ricevette la visita dell'angelo. Sabbah, dunque, dopo i rituali auguri e messaggi d'amore e di pace per Natale, ha prima denunciato il blocco del processo di pace causato dagli israeliani, e poi ha toccato il punto dolente: Nazareth, ha detto, che finora era una città quieta e serena, è oggi sotto la sferza di una crisi profonda che da un anno a questa parte seguita a crescere. Nell'ultimo mese le tensioni politiche tra cristiani e musulmani, l'estremismo, il confessionalismo, la mancanza di rispetto reciproci sono cresciuti fino all'aggressione fisica. Questo non conviene né a cristiani né a musulmani, e ormai, dice in sostanza Sabbah, da quando abbiamo cominciato a contare i nostri feriti, la situazione è sull'orlo dell'esplosione. E chi, se non una mano straniera (proprio così ha detto Sabbah, nonostante Nazareth sia una cittadina israeliana) ha interesse in un così strano fenomeno, se non Israele? In definitiva, Sabbah pensa che nella guerra di religione dei musulmani contro i cristiani a Nazareth gli israeliani, mai chiamati tuttavia per nome durante il discorso del Patriarca, abbiano messo zizzania, o si siano astenuti dall'intervenire al momento giusto per salvare l'ordine pubblico, e che oggi, finalmente, debbano essere con forza richiamati al loro compito. La storia di ferro e fuoco della bella cittadina del Nord d'Israele comincia nell'ambito di un generale restauro e riaggiustamento che va sotto il titolo "Nazareth 2000" e che ha ripulito il vecchio mercato, ristrutturato antiche chiese e moschee, rifatto le antiche facciate di stile veneziano. Fu qualche mese fa che il Comune, il cui Consiglio è oggi capitanato da un arabo cristiano che solo a novembre ha vinto un'infuocata campagna contro una lista islamica, decise di buttar giù una vecchia scuola del tempo del mandato britannico e di acquisire a verde pubblico uno spazio che, ohimè , dista pochi metri proprio dalla chiesa dell'Annunciazione, e contiene due tombe islamiche. Alcuni scalini, in vista del grande afflusso di pellegrini del 2000, avrebbero dovuto collegare il nuovo piazzale alla chiesa. Ma i gruppi musulmani più estremi hanno rivendicato il terreno alla proprietà del Waqf, l'organizzazione che sovrintende a tutti i luoghi sacri dell'Islam, e hanno dato il via ad un'occupazione molto radicale cui sono seguiti assalti ai negozi dei cristiani, e in questi giorni la distruzione delle loro merci e perfino dei loro alberi di Natale. Ci sono stati anche feriti. La prospettiva dell'avvento di milioni di pellegrini a Nazareth, soprattutto adesso che i musulmani hanno perso le elezioni, certo non è una prospettiva attraente per quel 60% della popolazione che invece appartiene alla fede islamica, e soprattutto per quei gruppi estremisti che più volte hanno dichiarato la loro ferma ostilità a quello che ritengono uno strapotere cristiano. La polizia dello Stato d'Israele avrebbe forse potuto stroncare i moti estremi religiosi dell'inizio. Forse, dice Sabbah, avrebbe potuto impedire l'occupazione dell'appezzamento di terra. Forse. Ma si sa che in Medio Oriente basta una pagliuzza a far prendere fuoco al grande pagliaio degli scontri etnico religiosi. Guai se Nazareth si libanizzasse proprio nei giorni di Natale. Fiamma Nirenstein
Data mercoledì 23 dicembre 1998


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